Ogni tecnica di memorizzazione è figlia di un modo di pensare, di approcciarsi alla vita.

Secondo Wilder Penfield, celebre neurologo canadese, la memoria segue tre criteri ben distinti e opera di conseguenza in base ad essi: immagini, loro associazione e fantasia.

Di conseguenza, è possibile dividere la memoria come segue:

  • Memoria visiva
  • Memoria associativa
  • Memoria creativa

La memoria è per la maggiore di carattere visivo: quello che ricordiamo ci resta impresso perché lo associamo, spesso anche involontariamente, a un qualche tipo di immagine.

Quello che non riconduciamo a delle immagini è invece legato a odori, suoni e sensazioni attraverso un criterio che prende per l’appunto il nome di associazione : una memoria che lega quindi due ricordi tra di loro creando una sorta di catena, e grazie a cui riemergere.

La parte creativa della memoria interessa infine le nostre emozioni e il modo in cui esse possono essere utilizzate con associazione per ricordare qualcosa.

Non è raro che attimi di tristezza portino una persona a ricordare alcuni momenti del passato, così come gli eventi felici possono collegarsi ad altri di simile intensità vissuti in precedenza.

L’abbinamento di alcune emozioni alle informazioni da assimilare è quindi un eccellente alleato che limita il rallentamento della memoria, avvenga esso per vecchiaia o per mancata esposizione, e ci aiuta a tenere vividi nel tempo i nostri ricordi.

L’utilizzo di questi tre principi ci permette inoltre di avere un maggiore controllo sulla quantità e qualità di materiale che vogliamo immagazzinare nei nostri scaffali della memoria con un minimo di pratica quotidiana.

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Questo almeno secondo quanto riportato dagli studi di Penfield, che in realtà vanno ben oltre una semplice (per così dire) comprensione di come funziona la memoria umana.

Avreste mai detto che la stimolazione artificiale di determinate zone del nostro cervello permette di rievocare ricordi che si pensava fossero perduti per sempre?

Il che potrebbe voler dire che esistono modi per richiamare qualsiasi tipo di ricordo, non importa quanto vago e sbiadito esso sia, a decenni di distanza dalla sua creazione.

Un obiettivo ambizioso che lasciamo per il futuro, ma adesso? C’è da imparare a organizzare al meglio i pensieri!

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