Il palazzo della memoria è senza dubbio tra le tecniche di miglioramento personale più decantate di sempre: non si tratta di un vero e proprio metodo per la gestione del tempo a nostra disposizione in senso stretto, quanto più di una serie di piccoli accorgimenti che vanno a modificare il modo in cui memorizziamo le informazioni.

Il suo uso viene spesso attribuito a grandi personaggi del passato come Cicerone e Matteo Ricci, cartografo italiano che si dice sia stato in grado di imparare il cinese mandarino in quattro settimane durante l’opera di evangelizzazione della Cina.

Ma come funziona il palazzo della memoria?

Le persone tendono a memorizzare nuove informazioni tramite un approccio che viene definito a catena, ovvero concatenando una serie di concetti tra di loro.

Lo svantaggio di questo metodo sta nel fatto che qualora si vada a dimenticare una delle informazioni apprese, che in questo caso rappresenta proprio un anello della catena, verrà automaticamente chiuso l’accesso anche a tutti gli anelli successivi.

Il palazzo della memoria struttura invece l’apprendimento in stanze alle quali è possibile accedere in ogni momento ma il cui accesso non è strettamente legato a informazioni cosiddette consequenziali, o affini per concetto.

Il suo funzionamento sta nel legare queste nuove informazioni ad altre che sono parte integrante del nostro sapere, in quanto tale procedimento le rende più semplici da richiamare.

Un colore, un nome, un oggetto: qualsiasi cosa può diventare il catalizzatore che permette di accedere a una stanza.
Il palazzo necessita di una mappa che andrà a delinearne la grandezza complessiva, anche se è possibile espanderlo qualora ci serva ulteriore spazio.

Questo è particolarmente utile per evitare sprechi di tempo con uno studio a lungo termine, come può esserlo quello di una lingua straniera.

Le singole stanze del palazzo possono inoltre essere associate a delle immagini particolarmente vivide nella nostra memoria, che vengono in seguito codificate dal nostro cervello e immagazzinate per futuri utilizzi.

Le stanze stesse possono essere a loro volta suddivise in interni, a cui andrete ad associare informazioni che rientrano in delle sottocategorie di quella stanza – esempio: bollette da pagare e capitoli di un libro da studiare sono oggetti contenuti nella stanza degli impegni a breve termine.

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Il palazzo della memoria permette anche di strutturare discorsi ed evitare così dei tempi morti nel passaggio da un argomento di discussione ad altri, rifacendosi in questo caso a parole chiave che riassumeranno quanto vorremo mettere in parole.

Il consiglio in chiusura è quello di progettare inizialmente dei palazzi della memoria in versione miniaturizzata e cercare di memorizzare dei concetti molto semplici, magari anche solo nomi di oggetti, in modo da acquisire familiarità col metodo.

Una volta divenuto naturale non ci saranno davvero limiti a quanto è possibile imparare!

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